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#Metodo Scientifico #Big Pharma #Trial Clinici #Intelligenza Artificiale #Salutogenesi

Così l’AI trucca gli studi clinici? Spoiler: la medicina accademica e Big Pharma lo fanno da decenni

Dall'inchiesta Dataroom di Milena Gabanelli sui trial falsificati con ChatGPT ai casi storici pre-AI (Vioxx, Studio 329, Scott Reuben, Paolo Macchiarini): perché il vero problema non è il software, ma il dogma del Publish or Perish e la segretezza dei dati grezzi.

Immagine di copertina per: Così l’AI trucca gli studi clinici? Spoiler: la medicina accademica e Big Pharma lo fanno da decenni
Quadro di riferimento, inchiesta giornalistica e fonti documentali

Questo approfondimento nasce come analisi critica e reazione documentata all'inchiesta Dataroom di Milena Gabanelli e Andrea Priante pubblicata sul Corriere della Sera («Così l'Intelligenza artificiale è usata per imbrogliare negli studi clinici», settembre 2026), integrata con gli atti processuali, le ritrattazioni ufficiali e la letteratura scientifica primaria:

Inchieste e trial con AI generativa

Filone di studi di JAMA Ophthalmology ed Eye (Giannaccare & Taloni, 2023–2026: dai primi database sintetici su cheratocono/cornea fino alle simulazioni su 100 cartelle cliniche con maculopatie e ai deepfake retinici); report e sondaggi di Nature sull'iper-produttività; analisi di The Lancet (Topaz et al., 2026) e preprint Cornell/arXiv sulle citazioni allucinate; ritrattazioni del New England Journal of Medicine (Wang & Mu, aprile 2026: ritocco cosmetico/metrico via AI) e archivio di Retraction Watch.

Frode accademica e farmaceutica pre-AI

Studio VIGOR sul rofecoxib (NEJM 2000, Merck) e dati epidemiologici FDA (David Graham: 88.000–140.000 eventi cardiaci gravi); re-analisi dello Studio 329 sulla paroxetina (BMJ 2015, GSK); la crisi degli oppioidi (Purdue Pharma, lettera Jick & Porter 1980); lo scandalo Surgisphere sul Covid-19 (The Lancet e NEJM, 2020); la frode di Andrew Wakefield su vaccino MPR e autismo (The Lancet 1998, ritrattato 2010); caso Scott Reuben (21 trial inventati); processo penale a Paolo Macchiarini (Karolinska Institutet); oltre 180 ritrattazioni di Yoshitaka Fujii.

In questi giorni il mondo accademico e i grandi organi d’informazione sono scossi da un’ondata di indignazione: l’Intelligenza Artificiale è entrata nella ricerca biomedica e permette di truccare gli studi clinici.

A lanciare l’allarme in prima serata e sulle prime pagine è stata l’inchiesta di Milena Gabanelli e Andrea Priante su Dataroom (Corriere della Sera): ricercatori che utilizzano chatbot per generare finti database di pazienti, radiografie di fratture ossee create dal nulla che ingannano il 60% dei medici specialisti, articoli ritirati persino dalla «bibbia» della medicina mondiale — il New England Journal of Medicine — perché elementi delle immagini anatomiche pubblicate erano stati alterati con l’AI per «renderli più ordinati» (la ritrattazione dell’aprile 2026 sul caso dei calchi bronchiali di Wang & Mu, dove persino il righello metrico era stato riposizionato con software generativi).

Il coro mediatico è unanime: siamo di fronte a una minaccia inedita, a una nuova era oscura in cui l’algoritmo rischia di inquinare le linee guida cliniche e far curare le persone sulla base di allucinazioni digitali.

Consentitemi di fare ciò che i titoli a effetto non fanno mai: riportare la realtà biologica e storica al centro del tavolo.

Il messaggio che dovete stampare nella mente è uno solo:
L’Intelligenza Artificiale non ha inventato la corruzione scientifica, non ha inventato i farmaci inutili spacciati per miracolosi e non ha inventato i trial clinici fabbricati a tavolino.
L’AI è semplicemente un moltiplicatore tecnologico di vizi strutturali preesistenti. Ha solo reso accessibile a chiunque e in 5 secondi ciò che prima richiedeva mesi di lavoro manuale, uffici legali compiacenti, buste paga milionarie e ghostwriter accademici.

Il problema non è il software: è il sistema di incentivi su cui è costruita la ricerca biomedica da oltre quarant’anni.

Se hai fretta: tutto l'articolo in 4 righe
  1. L'AI non ha inventato le frodi, le ha rese gratis: 350 paper ritirati, 140.000 citazioni allucinate in un anno. L'inchiesta →
  2. Big Pharma lo faceva a mano da decenni: Vioxx, Studio 329, oppioidi — date tagliate e dati sepolti. I casi →
  3. L'accademia pure: Wakefield, Reuben, Macchiarini, Fujii — publish or perish. I falsi →
  4. Difesa in due mosse: dati grezzi pubblici obbligatori + misura la tua fisiologia invece di credere agli abstract. Come →

1. L’innesco di Dataroom: cosa dice davvero l’inchiesta di Milena Gabanelli

Per comprendere la portata del fenomeno, partiamo dai fatti nudi e crudi documentati nell’inchiesta di Dataroom:

I numeri dell'inchiesta del Corriere della Sera e lo stato dell'arte

  • Articoli ritirati per abusi dell'AI: Oltre 350 paper scientifici sono stati ritirati ufficialmente dalle riviste internazionali a partire dal 2023 per manipolazione fraudolenta di testi, immagini e dati mediante chatbot generativi (dati Retraction Watch).
  • Iper-produttività e uso sommerso: Secondo un'indagine pionieristica pubblicata su Nature su 1.600 ricercatori già nel 2023, il 30% ammetteva di impiegare ChatGPT per redigere articoli e il 15% per stilare richieste di fondi. Una successiva indagine su oltre 5.000 scienziati (maggio 2025) ha confermato come, a fronte di un 65% che dichiara formalmente di non usarla, esista un forte sospetto di sotto-dichiarazione per timore di stigma accademico: la morsa del Publish or Perish spinge molti autori all'uso non dichiarato.
  • L'esplosione delle citazioni false: L'analisi di The Lancet su 2,5 milioni di pubblicazioni (Topaz et al., maggio 2026) ha documentato una progressione verticale: se nel 2023 uno studio su 2.828 conteneva riferimenti bibliografici inesistenti generati dall'AI, nel 2025 siamo passati a 1 su 458 e nei primi mesi del 2026 a uno ogni 277 articoli (+900%). Il trend è stato corroborato in modo indipendente da un preprint della Cornell University su arXiv su 2,5 milioni di paper, che ha censito oltre 140.000 citazioni allucinate nel solo 2025.
  • Il filone dei trial e delle immagini sintetiche: Nel loro studio pionieristico su JAMA Ophthalmology (novembre 2023), Giuseppe Giannaccare e Andrea Taloni hanno mostrato come GPT-4 potesse generare in pochi minuti un intero database clinico su interventi corneali. Anche se quell'esperimento iniziale mostrava anomalie svelabili a un'analisi forense approfondita dei dati grezzi, l'evoluzione è stata fulminea: dalle immagini sintetiche retiniche indistinguibili dal reale pubblicate su Eye (2025) fino ai test più recenti illustrati nell'inchiesta Dataroom (con una simulazione su 100 cartelle cliniche di pazienti affetti da maculopatia non rilevata come anomala dai revisori coinvolti), emerge con chiarezza il rischio che trial clinici artificiali superino i controlli standard della peer-review prima che chiunque verifichi l'origine dei dati.

Il motivo per cui questa notizia fa giustamente paura al grande pubblico lo ha sintetizzato Maxim Topaz, docente alla Columbia University:

«Le revisioni sistematiche alimentano le linee guida di pratica clinica che indicano ai medici di tutto il mondo come trattare i pazienti. Quando una linea guida si basa su una catena di prove che include uno studio inesistente o truccato, ogni singolo paziente trattato secondo quella linea guida viene curato sulla base di una finzione.»

È una prospettiva agghiacciante. Ma chi lavora sul metabolismo, sulla biochimica e sull’analisi critica della letteratura medica sa benissimo che questa non è affatto una novità.

Il meccanismo è esattamente lo stesso che ha ucciso decine di migliaia di persone nell’era analogica, prima ancora che esistessero gli smartphone.


2. L’illusione della novità: l’AI è solo un acceleratore di particelle

Guardiamo come funziona il processo:

Per decenni, chiunque volesse far approvare un farmaco privo di reale efficacia o con effetti collaterali catastrofici doveva affrontare costi di produzione della frode molto alti:

  1. Pagare costose agenzie di medical ghostwriting specializzate nel redigere articoli scientifici patinati;
  2. Trovare opinion leader universitari compiacenti (i cosiddetti Key Opinion Leaders, KOL) disposti a mettere la propria prestigiosa firma in calce a studi che non avevano mai condotto, in cambio di consulenze, viaggi a congressi e cospicue donazioni ai loro dipartimenti;
  3. Passare notti a ritoccare manualmente fogli Excel, tagliando le date di follow-up o escludendo arbitrariamente i pazienti che avevano avuto infarti o complicanze letali;
  4. Negoziare con gli uffici legali delle case farmaceutiche clausole contrattuali che impedissero ai ricercatori indipendenti di accedere ai dati grezzi.

Cosa ha fatto l’Intelligenza Artificiale?
Ha semplicemente ridotto a zero euro e zero secondi il costo marginale di fabbricazione di quella stessa spazzatura.

Oggi un ricercatore mediocre o disonesto non ha più bisogno dei milioni di budget di una multinazionale: si siede davanti a un modello linguistico, scrive «Generami un database conforme a CONSORT con deviazioni standard realistiche che dimostri che la molecola X riduce la glicemia senza effetti avversi», e il software gli restituisce tabelle perfette, abstract formalmente inappuntabili e bibliografie apparentemente coerenti.

Il collo di bottiglia non è mai stato il computer: il collo di bottiglia è il dogma che premia la carta stampata rispetto alla realtà biologica del paziente.

Per dimostrarvelo, facciamo un viaggio nella storia medica recente: ecco i casi più clamorosi dell’era pre-AI, quando per compiere una strage autorizzata bastava una riga di cancellina o una colonna tagliata su un foglio di calcolo.


3. Categoria 1: Big Pharma e i dati clinici sepolti per vendere farmaci

Quando nei miei video o nei miei articoli invito a farvi le domande prima di citare ciecamente «lo studio scientifico» come fosse la parola di Dio, molti commentatori scolarizzati si offendono.

Guardiamo cosa è accaduto quando le grandi riviste con il massimo Impact Factor hanno pubblicato studi controllati e randomizzati.

1. Il caso Vioxx (Merck): la strage da infarto nascosta nelle tabelle

All’inizio degli anni 2000, il Vioxx (rofecoxib, prodotto dalla multinazionale Merck) è il farmaco più celebrato del pianeta. Un antinfiammatorio non steroideo di nuova generazione (inibitore selettivo della COX-2), venduto a milioni di persone con un argomento di vendita irresistibile: «spegne il dolore senza danneggiare lo stomaco, a differenza della vecchia aspirina o dell’ibuprofene».

La manipolazione nello studio VIGOR (NEJM, 2000)

Nel novembre 2000 il New England Journal of Medicine pubblica lo studio clinico cardine VIGOR (Vioxx Gastrointestinal Outcomes Research). L'articolo vanta una riduzione del 50% delle complicanze gastrointestinali rispetto al naprossene.

Cosa fu nascosto ai medici: Durante il trial, i ricercatori e i dirigenti dell'azienda notarono che i pazienti che assumevano Vioxx avevano un rischio di infarto del miocardio quintuplicato rispetto al gruppo di controllo. Cosa fecero per far apparire il profilo di sicurezza cardiovascolare pulito? Anticiparono arbitrariamente la data di chiusura della raccolta dati cardiovascolari, escludendo tre infarti fatali avvenuti subito dopo il cut-off prefissato.

Dai documenti interni sequestrati durante i processi federali emerse che gli scienziati dell’azienda sapevano del rischio trombotico fin dal 1997, prima ancora del lancio sul mercato. Gli informatori scientifici furono dotati di una guida aziendale denominata esplicitamente «Dodge Ball» (Schiva la palla), che insegnava loro a eludere con risposte preconfezionate le domande dei medici sui rischi cardiaci.

Il farmaco fu ritirato dal commercio mondiale solo nel settembre 2004, dopo quattro anni di prescrizioni indiscriminate.

L’impatto reale sulla vita delle persone:
Secondo la storica analisi epidemiologica condotta dal dottor David Graham della FDA e pubblicata su The Lancet (2005), il Vioxx ha causato nei soli Stati Uniti tra 88.000 e 140.000 casi gravi di cardiopatia ischemica; applicando il tasso di letalità stimato dalla FDA (~40-44%), il bilancio documentato si attesta tra 39.000 e 61.000 decessi per infarto e ictus.

Non serviva un algoritmo generativo: bastava tagliare una colonna di date prima di spedire l’articolo al comitato di revisione del NEJM.


2. Lo “Studio 329” e la Paroxetina (GSK): antidepressivi e suicidio negli adolescenti

Nel 2001, il prestigioso Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry pubblica lo Studio 329, firmato da ventidue eminenti accademici e finanziato da GlaxoSmithKline (GSK).

La conclusione del paper era categorica: la paroxetina (Paxil/Seroxat) era «generalmente ben tollerata ed efficace nel trattamento della depressione maggiore nell’adolescente». Sulla base di questo articolo “peer-reviewed”, i medici di tutto il mondo occidentale hanno prescritto milioni di pillole a ragazzi e ragazzini.

La frode scoperta anni dopo:
L’articolo non era stato scritto da nessuno dei ventidue professori accademici che figuravano come autori: era stato redatto interamente da un’agenzia di ghostwriting a pagamento (Scientific Information Program).

Soprattutto, quando l’accesso agli archivi giudiziari ha costretto l’azienda a rilasciare i dati grezzi originali, è emerso che i risultati reali dimostravano l’esatto opposto:

  • Sull’efficacia clinica della depressione, il farmaco non aveva mostrato alcuna superiorità rispetto al placebo;
  • Sul profilo di sicurezza, i pazienti trattati con paroxetina avevano registrato una frequenza quadrupla di comportamenti suicidari, ideazione di autolesionismo e ricoveri psichiatrici d’urgenza rispetto al placebo (evento classificato con eufemismi tipo “labilita emotiva” per non allarmare i lettori).

Ci sono voluti quattordici anni e una storica re-analisi indipendente pubblicata sul British Medical Journal nel 2015 («Restoring Study 329») per smentire e ritrattare formalmente le conclusioni di quello studio. Nel frattempo, intere generazioni di adolescenti sono state esposte a molecole psicoattive su prescrizione medica basata su un falso conclamato.

Nella vita di tutti i giorni: l'arbitro pagato

Un arbitro pagato da una delle squadre non ruba a ogni azione: gli basta spostare un rigore dubbio nel momento giusto. Nei trial sponsorizzati funziona così: se a metà partita l'obiettivo principale non torna, lo si cambia con uno secondario più favorevole. La partita sembra vinta 1-0, ma il gol era in fuorigioco.


3. La letterina di cinque righe che ha innescato la crisi degli oppioidi (Purdue Pharma)

Nel gennaio 1980, il New England Journal of Medicine pubblica una minuscola “Letter to the Editor” di un solo paragrafo (appena 101 parole), firmata da Hershel Jick e Jane Porter («Addiction Rare in Patients Treated with Narcotics»). La nota osservava semplicemente che, su circa 12.000 pazienti ospedalizzati monitorati durante il ricovero, solo quattro avevano sviluppato una dipendenza documentata da oppiacei a breve termine.

«La manipolazione bibliografica più letale della storia della medicina moderna»

Quella letterina di cinque righe, priva di peer-review e non riferita all'uso cronico extra-ospedaliero, è stata citata oltre 600 volte e trasformata da Purdue Pharma in uno "studio clinico fondamentale" per convincere medici e agenzie regolatorie che l'OxyContin dava dipendenza in meno dell'1% dei casi.

Sulla base di questa colossale mistificazione bibliografica sono state riscritte le linee guida sul dolore cronico benigno negli Stati Uniti (mal di schiena, artrite, odontoiatria).

Il risultato è la crisi degli oppioidi: oltre 700.000–800.000 vittime per overdose negli USA dal 1999 a oggi (fra analgesici da prescrizione e la conseguente transizione verso oppioidi sintetici ed eroina alimentata da quell’epidemia), milioni di famiglie distrutte e una condanna miliardaria che ha portato al fallimento di Purdue Pharma e alla disgrazia della famiglia Sackler.

Anche in questo caso: nessuna intelligenza artificiale. Bastava una citazione decontestualizzata e milioni di dollari di marketing aggressivo sui medici prescrittori.


4. Il fantasma di Surgisphere (2020): quando The Lancet e il NEJM abboccarono a un database inventato

Se pensate che le riviste mediche più blasonate del pianeta verifichino l’esistenza dei pazienti prima di mandare in stampa un articolo, ricordatevi cosa è accaduto nel giugno 2020.

Nel pieno della pandemia, sia The Lancet sia il New England Journal of Medicine pubblicarono a pochi giorni di distanza due studi colossali sull’efficacia dell’idrossiclorochina e sulla sicurezza dei farmaci cardiovascolari. Gli articoli si basavano su un presunto registro clinico globale di oltre 96.000 pazienti ricoverati in 671 ospedali distribuiti nei sei continenti.

La fonte di questo tesoro epidemiologico? Una minuscola società di Chicago, la Surgisphere Corporation, guidata da un cardiochirurgo (Sapan Desai) e con un organico privo di qualsiasi accreditamento scientifico pregresso.

Né i revisori di The Lancet né quelli del NEJM chiesero mai di vedere i dati grezzi o i contratti con i singoli ospedali. Bastò che ricercatori indipendenti notassero discrepanze matematiche grossolane — come più morti registrati da Surgisphere in Australia di quanti ne fossero mai avvenuti nell’intero continente — per chiedere chiarimenti urgenti.

Quando fu ordinato un audit terzo e indipendente, l’azienda si rifiutò di trasferire i dati invocando «accordi di riservatezza contrattuali con gli ospedali e segreto commerciale». Risultato: doppia ritrattazione storica a tempo di record sulle due più importanti riviste mediche del pianeta.

Anche in questo caso: nessun modello linguistico, nessun algoritmo generativo. Bastava un foglio di calcolo inventato di sana pianta e l’ansia editoriale di cavalcare l’onda mediatica.


4. Categoria 2: Il dogma accademico del “Publish or Perish” e i dati inventati dalla scrivania

Se Big Pharma falsa i dati per profitto azionario, il mondo accademico li falsifica per un combustibile altrettanto potente: l’ego, il prestigio e i fondi di ricerca.

Nelle università e negli istituti ospedalieri vige una regola spietata: «Publish or Perish» (Pubblica o muori). Non vieni valutato in base a quante persone guarisci, alla qualità del tuo insegnamento o alla solidità biologica delle tue tesi. Vieni valutato in base a:

  • Quanti articoli pubblichi all’anno;
  • L’Impact Factor delle riviste su cui compari;
  • Il tuo indice di citazione (H-index);
  • Quanti milioni di euro in bandi di finanziamento riesci ad attirare per il tuo dipartimento.

Questo meccanismo perverso trasforma i ricercatori in fabbricanti seriali di paper. E quando la realtà del laboratorio non coincide con l’ipotesi che garantirebbe la pubblicazione, la tentazione di piegare la realtà diventa irresistibile.

Ecco quattro casi monumentali dell’era pre-AI:

┌─────────────────────────────────────────────────────────────────────────────┐
│                      I GRANDI FALSI DELL'ACCADEMIA PRE-AI                   │
├───────────────────────┬────────────────────────────┬────────────────────────┤
│ Autore / Istituzione  │ Ambito di Ricerca          │ Frode Accertata        │
├───────────────────────┼────────────────────────────┼────────────────────────┤
│ Andrew Wakefield      │ Gastroenterologia / Vaccini│ Dati clinici alterati  │
│ (Royal Free Hospital) │ (MMR & Autismo, The Lancet)│ su 12 bambini; brevetto│
│                       │                            │ nascosto; 12 anni prima│
│                       │                            │ della ritrattazione    │
├───────────────────────┼────────────────────────────┼────────────────────────┤
│ Scott Reuben          │ Anestesiologia & Dolore    │ 21 trial clinici       │
│ (Baystate Med Center) │ (Celebrex, Lyrica)         │ totalmente inventati;  │
│                       │                            │ zero pazienti arruolati│
├───────────────────────┼────────────────────────────┼────────────────────────┤
│ Paolo Macchiarini     │ Chirurgia Toracica         │ Trachee sintetiche:    │
│ (Karolinska Nobel)    │ (Staminali & The Lancet)   │ pazienti deceduti;     │
│                       │                            │ dati coperti per anni  │
├───────────────────────┼────────────────────────────┼────────────────────────┤
│ Yoshitaka Fujii       │ Anestesiologia             │ Oltre 180 paper        │
│ (Università Toho)     │ (Antiemetici post-op)      │ ritirati; numeri       │
│                       │                            │ seriali da computer    │
└───────────────────────┴────────────────────────────┴────────────────────────┘

Andrew Wakefield: la frode su 12 bambini che ha terrorizzato il mondo

Se c’è un caso che incarna alla perfezione come una pubblicazione accademica fraudolenta possa causare danni catastrofici e duraturi alla salute pubblica, è quello di Andrew Wakefield.

Nel febbraio 1998, The Lancet pubblicò un articolo firmato da Wakefield e colleghi del Royal Free Hospital di Londra. Lo studio esaminava appena 12 bambini e suggeriva un legame causale tra la somministrazione del vaccino trivalente MPR (morbillo-parotite-rosolia), patologie infiammatorie croniche intestinali e la comparsa di disturbi dello spettro autistico.

La conferenza stampa di presentazione scatenò il panico mediatico globale.

Cosa c’era dietro lo studio:
Ci sono voluti anni di inchieste investigative indipendenti — condotte con magistrale rigore dal giornalista Brian Deer per il Sunday Times e il British Medical Journal — per scoperchiare la verità:

  • I dati anamnestici di quasi tutti i 12 bambini erano stati alterati o inventati di sana pianta, retrodatando la comparsa dei primi sintomi comportamentali per farli coincidere artificiosamente con la data della vaccinazione;
  • Wakefield era stato pagato segretamente con centinaia di migliaia di sterline da un avvocato che stava preparando una class action milionaria contro i produttori del vaccino MPR;
  • Wakefield aveva depositato, mesi prima della pubblicazione, un brevetto personale per un vaccino alternativo concorrente, da cui avrebbe ricavato fortune se il trivalente fosse stato ritirato dal mercato.

Nonostante le smentite immediate di decine di studi indipendenti su milioni di soggetti in tutto il mondo, The Lancet ha impiegato ben dodici anni (fino al 2010) per ritrattare formalmente l’articolo. Nel frattempo, il crollo della copertura vaccinale ha provocato focolai epidemici di morbillo con centinaia di ricoveri e decessi evitabili in Gran Bretagna, Europa e Stati Uniti.

Anche in questo caso: nessun algoritmo generativo. Bastavano dodici cartelle cliniche manipolate a mano, un conflitto di interessi milionario nascosto e il timbro di una rivista illustre.

Scott Reuben: l’anestesista che curava pazienti fantasma

Per tutti gli anni ‘90 e 2000, Scott Reuben (professore alla Tufts University e primario al Baystate Medical Center di Springfield, Massachusetts) era considerato l’autorità mondiale indiscussa nella gestione del dolore post-chirurgico (la cosiddetta “terapia multimodale”).

Pubblicava a getto continuo studi entusiastici sull’uso combinato di farmaci analgesici e antinfiammatori (tra cui Celebrex di Pfizer).

Nel 2009 un comitato ispettivo interno dell’ospedale scoprì l’incredibile: in almeno ventuno dei suoi studi clinici più importanti, Reuben non aveva mai arruolato un solo essere umano.

Non c’erano pazienti, non c’erano chirurghi, non c’erano cartelle. Si sedeva alla scrivania del suo ufficio e inventava di sana pianta nomi, numeri, dosaggi, parametri vitali e risposte al dolore, impaginandoli in tabelle che le riviste scientifiche pubblicavano senza battere ciglio. I protocolli chirurgici di decine di ospedali in tutto il mondo sono stati modellati per un decennio su cartelle cliniche partorite dalla fantasia di un singolo individuo. Reuben è finito condannato in carcere federale per frode.

Paolo Macchiarini: il “chirurgo delle star” al tempio del Nobel

Il caso di Paolo Macchiarini tocca direttamente l’olimpo della medicina: il Karolinska Institutet di Stoccolma, la prestigiosa istituzione medica che seleziona e assegna ogni anno il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina.

Macchiarini sosteneva di aver rivoluzionato la medicina rigenerativa: prelevava una trachea artificiale in materiale plastico sintetico, la colonizzava con cellule staminali prelevate dal midollo osseo del paziente stesso, e la trapiantava in soggetti con vie aeree compromesse. Pubblicava articoli trionfali su The Lancet, rilasciava interviste ai telegiornali di tutto il mondo ed era celebrato come un pioniere visionario.

La tragica realtà:
La quasi totalità dei pazienti operati da Macchiarini moriva nel giro di mesi tra atroci dolori, soffocati dal collasso o dall’infezione della trachea sintetica che il corpo rigettava inesorabilmente.

La cosa più sconvolgente dell’intera vicenda non fu la follia clinica del singolo chirurgo, ma la complicità dell’istituzione: i vertici del Karolinska Institutet insabbiarono le denunce dei colleghi medici per anni, rinnovarono il contratto a Macchiarini e ignorarono gli esiti letali dei malati, perché quel filone di ricerca garantiva visibilità mondiale, donazioni private da milioni di dollari e titoli sui media internazionali. Macchiarini è stato infine condannato dalla giustizia svedese nel 2023.

Yoshitaka Fujii: il recordman mondiale dei numeri casuali da tastiera

Se pensate che l’AI sia la prima a sfornare dataset con distribuzioni statistiche apparentemente perfette, guardate la storia del dottor Yoshitaka Fujii, anestesista giapponese della Toho University.

Fujii detiene il record mondiale assoluto di ritrattazioni scientifiche: oltre 180 pubblicazioni ritirate. Tra il 1993 e il 2011 ha pubblicato una quantità inverosimile di trial clinici controllati su farmaci per prevenire nausea e vomito post-operatori.

Come fu scoperto? Non dai revisori delle riviste, che per vent’anni avevano promosso i suoi lavori senza battere ciglio, ma dall’anestesista britannico John Carlisle (Anaesthesia, 2012). Carlisle analizzò matematicamente le distribuzioni delle variabili continue e categoriche di oltre 160 trial di Fujii: la probabilità combinata che quelle tabelle riflettessero una reale sperimentazione clinica su pazienti umani risultò praticamente nulla, con valori p astronomicamente improbabili che rasentavano lo zero statistico assoluto. Fujii si era semplicemente seduto alla tastiera del suo computer per vent’anni, generando manualmente distribuzioni numeriche prive di qualsiasi contatto con la realtà biologica.


5. I due vizi strutturali della ricerca che nessuno vuole toccare

Quando sentite dire che «l’intelligenza artificiale rischia di distruggere la fiducia nella scienza», dovete capire che chi fa queste affermazioni sta guardando il dito per non mostrare la luna.

La scienza contemporanea soffre di due mali sistemici che l’AI non ha creato, ma che sta semplicemente portando alle estreme conseguenze logiche:

Male Strutturale #1

Il dogma del Publish or Perish

Fintanto che gli avanzamenti di carriera, i contratti universitari, le cattedre e l'assegnazione dei fondi saranno matematicamente legati al numero di articoli pubblicati anziché alla replicabilità biologica e clinica dei risultati, il sistema incentiverà sempre la produzione di quantità a scapito della verità.

L'AI è semplicemente lo strumento perfetto per questo modello economico: chi prima faticava a pubblicare due paper all'anno oggi ne può sfornare cinquanta.

Male Strutturale #2

Il segreto industriale sui dati grezzi (Raw Data)

La tanto sbandierata peer-review delle riviste scientifiche è quasi sempre una verifica puramente formale. I revisori valutano la fluidità del testo, l'eleganza dei grafici e la coerenza logica dell'abstract. Non hanno MAI in mano i dati grezzi dei singoli pazienti.

Le aziende farmaceutiche mantengono la proprietà privata esclusiva sui database grezzi per "segreto commerciale". Fintanto che l'accesso ai dati grezzi non sarà obbligatorio e pubblico, qualunque studio è solo una favola non verificata.

Nella vita di tutti i giorni: il croupier col mazzo truccato

Un croupier disonesto non bara a ogni mano: gioca 100 mani, ne pubblica solo le 2 vinte e nasconde le 98 perse nel cassetto. Poi pettina i numeri finché qualcosa sembra significativo. Il giocatore — tu, col tuo corpo — vede solo le mani vincenti e crede di avere davanti un campione.


6. Il mio commento video: la reaction all’inchiesta di Dataroom

Nel video qui sotto riassumo la vicenda con la consueta franchezza e senza peli sulla lingua:


7. Conclusioni: come difendersi e perché la fisiologia non allucina

Cosa dobbiamo trarre da tutto questo? Dobbiamo gettare la medicina nel cestino e smettere di curarci? Assolutamente no.

Dobbiamo però abbandonare l’infantilismo culturale che confonde la scolarizzazione con la realtà biologica.

La soluzione al caos delle frodi — amplificate oggi dall’AI — non è sperare nella buona fede o pretendere controlli polizieschi sui chatbot. La soluzione richiede due atti di maturità intellettuale:

  1. A livello istituzionale: esigere l’Open Science obbligatoria sui dati grezzi.
    La trasparenza totale non è un’utopia teorica: è una battaglia già in corso da anni. Pensiamo alla storica campagna AllTrials promossa da Ben Goldacre («Tutti i trial registrati, tutti i risultati riportati»), alla Policy 0070 dell’EMA (l’Agenzia Europea dei Medicinali) per la pubblicazione proattiva dei Clinical Study Reports, allo YODA Project dell’Università di Yale o agli obblighi formali di registrazione su ClinicalTrials.gov.
    Il problema è che questi strumenti vengono continuamente aggirati, ritardati o svuotati da cavilli legali e segreto aziendale. Nessun ente regolatorio (dall’EMA all’AIFA, fino all’FDA) dovrebbe autorizzare un farmaco, e nessuna linea guida dovrebbe recepirlo, senza che tutti i dati grezzi anonimizzati dei singoli pazienti (raw data) siano depositati in archivi pubblici e liberamente verificabili da team statistici terzi e indipendenti. Chi si oppone alla trasparenza dei dati grezzi ha qualcosa da nascondere. Punto.

  2. A livello individuale: imparare a monitorare la fisiologia reale, senza scambiare un dogma per un altro.
    Attenzione: non sto suggerendo di rimpiazzare il rigore scientifico con l’aneddotica soggettiva o con il «fai-da-te». Anche l’auto-osservazione puramente percettiva è vulnerabile a bias cognitivi, suggestioni emotive ed effetto placebo: un singolo individuo può ingannarsi tanto quanto un revisore distratto davanti a un foglio Excel.
    Quando affermo che la fisiologia non allucina, intendo un approccio biologico concreto, rigoroso e riproducibile: la salute del vostro organismo non è definita dall’abstract di uno studio letto frettolosamente né dallo slogan di un integratore miracoloso, ma da parametri fisiologici ed ematochimici oggettivi.
    La vostra temperatura corporea basale al risveglio (indice primario del metabolismo energetico e della funzione tiroidea), la frequenza cardiaca a riposo, la stabilità glicemica post-prandiale, la qualità reale del sonno e del recupero, la regolarità intestinale e i marker ematologici non leggono i comunicati stampa e non sanno chi ha pagato gli autori del paper. Rispondono unicamente alle leggi immutabili della biochimica cellulare.

Collaborare con il proprio medico e con professionisti preparati significa proprio questo: utilizzare il metodo scientifico per ciò che è — uno strumento continuo di indagine e dubbio metodologico — e verificare se un determinato intervento si traduce in un reale, misurabile miglioramento della salute biologica, anziché delegare ciecamente la propria vita a un’etichetta patinata o a un algoritmo generativo.

La scienza autentica non è un dogma di certezze da difendere con i paraocchi: è un punto interrogativo costante, che vive di dubbio e di verifiche empiriche concrete.

Le certezze assolute e i paper immacolati lasciateli a chi vende farmaci o a chi deve difendere una cattedra universitaria. Per tutto il resto, c’è la biologia reale del vostro corpo.


Nota metodologica e verifica delle fonti 2026

Trasparenza dovuta su un articolo che parla di frodi: le fonti storiche pre-AI citate nel testo (VIGOR/rofecoxib su NEJM 2000, Studio 329/BMJ 2015, Surgisphere/Lancet e NEJM 2020, Wakefield/Lancet 1998 ritrattato 2010, casi Reuben, Macchiarini e Fujii) sono atti e ritrattazioni pubbliche verificabili. I dati più recenti legati all’AI generativa — inchiesta Dataroom del Corriere della Sera (Gabanelli e Priante, settembre 2026), analisi Topaz et al. su The Lancet (maggio 2026) su 2,5 milioni di pubblicazioni, ritrattazione Wang & Mu su NEJM (aprile 2026), studi Giannaccare & Taloni su JAMA Ophthalmology ed Eye (2023–2026), sondaggi Nature (2023, 2025) e preprint Cornell/arXiv sulle citazioni allucinate — sono riportati così come documentati nell’inchiesta e nella letteratura citata, con numeri in rapida evoluzione (es. oltre 350 ritrattazioni censite da Retraction Watch dal 2023). Dove il DOI non è ancora stabilizzato negli archivi pubblici, la citazione va intesa come riferimento giornalistico-bibliografico in attesa di consolidamento, non come referenza primaria definitiva.


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Questo articolo ha finalità puramente educative, storiche ed epistemologiche. Non costituisce consulenza medica né incoraggia la sospensione autonoma di terapie farmacologiche in corso senza il consulto del proprio medico curante.

Massimo Gentili

Massimo Gentili

Biologo e Nutrizionista • Riconosciuto RME • Autore di "Il metabolismo tradito"

Specializzato in fisiologia della salute e bioenergetica cellulare. Attraverso il metodo Salutogenesi, aiuta le persone a superare stanchezza cronica, blocchi metabolici e problematiche infiammatorie partendo dalle cause biologiche profonde.


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